Massimo Castelli

"Chi si ispira ai principi del Terzo Settore da sempre ha sviluppato modelli e finalità di impresa che portano in sé il seme della modernità, oltre che del benessere collettivo: a queste realtà, quindi, bisogna guardare.”

Ritratto fotografico di Massimo Castelli, Booster del movimento ITA2030

Da ex “giovane Ingegnere” mi sono sempre occupato di Tecnologia, ed in particolare, retaggio della formazione umanistica, delle sue implicazioni in ambiti quali (Tele)Comunicazioni, Socialità, Marketing; e questo è quello che ho fatto in tutta la mia vita professionale, prima come dirigente e amministratore in azienda, quindi come advisor e investitore in startup.

Nel percorso, ahimè lungo, ho avuto la fortuna di trovarmi sempre al centro di trasformazioni – in primis quella digitale – che hanno cambiato la nostra vita, ridefinendo in breve tempo quello che sembrava immutabile. E anche ora che ho iniziato a occuparmi di No-profit/Terzo Settore, è immediato per me riconoscervi i segnali del cambiamento e delle opportunità ad esso legate.

Sono ormai evidenti i limiti e le distorsioni delle logiche economiche rigidamente profit oriented: se le aziende cercano di collocarsi all’interno di paradigmi ESG, gli individui sempre di più fanno scelte economiche privilegiando le proprie sensibilità valoriali rispetto ad utilità e profitto.

Chi si è ispirato a questi principi da sempre ha sviluppato modelli e finalità di impresa che portano in sé il seme della modernità, oltre che del benessere collettivo: a queste realtà, quindi, bisogna guardare.

Dove stanno andando, e come posso illudermi di essere ancora utile?

Penso che il “marchio” del non-profit abbia tenuto molte di queste realtà (non tutte fortunatamente) ai margini di alcune logiche economiche (economie di scala, infrastrutture condivise, benchmarking) e che sia arrivato il momento di superare alcune scelte iniziali. Il settore che ci ostiniamo a chiamare “terzo”, ma che è sempre più rilevante per il benessere collettivo, per sostenere il proprio ruolo dovrà affrontare i temi della crescita non organica (fusioni-acquisizioni), degli sviluppi infrastrutturali e (perché no?) anche della competizione.

Chi ha esperienza in questi ambiti qualche consiglio lo può dare (e lo darà sicuramente, vedremo se utile) ma sono convinto che una realtà come ITA2030, infrastruttura di competenze nata per supportare e facilitare percorsi di cambiamento e crescita discontinua, possa rappresentare una leva decisiva per cambiare marcia.

Boosters

La partecipazione dei Booster è una scelta personale che nasce dal desiderio di dare il proprio contributo mettendo a disposizione le proprie competenze. Al progetto ITA2030 prendono parte persone con esperienze consolidate in mondi diversi: dalla cultura allo sport, dalla comunicazione alla tecnologia.